TROPPILIBRI (ovvero le confessioni di un lettore caotico) di Nepo Doppeltec

libri-da-regalare-a-natale8.jpgIl mio sguardo si ferma ogni mattina con terrore sugli scaffali pericolanti, dove non c’entra più niente (se non qualche nuovo granello di polvere). E poi che faccio? Tanto per distrarmi, me ne esco a fare quattro passi e finisco con l‘acquistare qualche nuovo libro… Questo mese mi sono permesso una follia che faccio raramente: ho preso al volo le novità di due star delle classifiche di vendita: Daniel Pennac e Stefano Benni, amici e complici nello sfornare prodotti letterari piacevolmente ricchi di humour, elemento essenziale per sopravvivere in un mondo depressivo. Ma stavolta hanno scelto entrambi degli spunti narrativi sui quali non è facile spargere riso a man bassa.

Lo scrittore francese (padre del famoso Monsieur Malaussène) ha inventato un bizzarro diario che accompagna l’esistenza di un corpo, dai dodici anni sino alla fine. Realizzare un romanzo travestito da diario di una vita è impresa quasi impossibile e Storia di un corpo non è un capolavoro, ma è comunque una lettura preziosa e stimolante… Ovviamente è difficile ancorarsi a un percorso esclusivamente incentrato sulla materia corporale e non si può sfuggire alle contraddizioni che nascono dal problematico rapporto tra la mente (materia grigia regolarmente incorporata, come affermano i neuroscienziati) e il resto. D’altronde non tutte le giornate di un corpo possono essere brillanti, ma ci sono comunque numerose pagine divertenti e alcune persino geniali. E’ davvero un gran bel soggetto il signor Pennacchioni!

Quanto a Benni, ha raccontato in Di tutte le ricchezze le vicissitudini di un professore universitario inDi+tutte+le+ricchezze.jpg pensione, che sceglie di rifugiarsi in un eremo di campagna per proseguire i suoi studi e che s’innamora come un ragazzino di una procace bionda accampatasi per qualche tempo in una casa vicina. Risultato: flashback su una giovinezza perduta, comportamenti da imbranato visionario, attimi di sogno, fallimenti e rassegnazione. Insomma anche qui c’è poco da star allegri… Ma ciò nonostante si trovano anche qui pagine che sono un vero spasso, specie quelle in cui il vecchio prof parla con gli animali del bosco.

La narrazione procede tra alti e bassi, frammentata da spezzoni in versi. Il vezzo di infilare pagine di poesia in un romanzo sembra sempre più di moda. Personalmente non amo le distinzioni rigide, ma trovo che di solito un romanziere riesce a creare le sue pagine più poetiche scrivendo in prosa. Un caso a parte è quello dell’americano Nicholson Baker, di cui è appena stato tradotto in italiano L’antologista, che risale al 2009 (ma tre anni di ritardo sono il minimo per un libro così ostico da tradurre). Il personaggio del titolo è Paul Chowder, che non riesce a scrivere il saggio introduttivo all’antologia di poesie che ha curato: la sua donna lo pianta e l’editore è su tutte le furie. E’ un romanzo senza trama e quasi senza dialoghi, perché il protagonista si abbandona ai suoi deliri di depresso e guarda il mondo attraverso le lenti dello specialista, ossessionato dal dilemma “poesia in rima o verso libero” che ovviamente interessa solo a lui. Confuso e inetto com’è, riesce solo a immergersi in scombinate riflessioni sul mondo dei poeti e sui problemi di metrica, mentre il vero problema è che la sua bella lo ha lasciato.

9788845271731g.jpgLa lettura di Baker (scrittore molto apprezzato in USA, che procede per frasi brevi e fulminanti) ha stimolato la mia diabolica disposizione alla lettura di versi e in particolare mi ha fatto tornare all’epoca in cui la giovanile curiosità mi costringeva a calarmi come uno speleologo negli oscuri meandri della poesia moderna, soprattutto quella anglo-americana. E mi sono un po’ sentito come il prof di Benni, alla ricerca dei tempi (e degli amori) perduti. Così da L’Antologista sono passato spesso alle riletture di qualche passo di Eliot, Pound, Carlos Williams, Auden, Ginsberg, Kerouac, etc. Ragazzi che sbronza! E che battaglie col povero Chowder, dato che le sue opinioni spesso non erano coincidenti con le mie… Pensate che è arrivato a definire Ezra Pound “l’origine di tutti i mali”. Ora io penso che nei suoi discorsi politici abbia detto una serie di infamità alternandole a pure idiozie, ma nel campo di sua competenza, cioè la poesia, Pound per me è stato grande. Perciò ho sfidato a duello Paul Chowder e l’ho messo ko, declamando un brano dei Pisan Cantos.

Mi devo dare una frenata: sta avvicinandosi l’orrenda orgia consumistica di Natale e sarà bene tenersi lontano dalle librerie. Passerò le mie ore libere nella biblioteca di quartiere fra studenti brufolosi e studentesse in fiore. E per evitare tentazioni, mi immergerò nel gigantesco tomo intitolato Formiche, capolavoro dell’entomologo E.O. Wilson, che sto leggendo a spezzoni. Intendiamoci è un libro meraviglioso, ma a restarci sopra troppo a lungo ho paura di trasformarmi in un insetto. A qualcuno è già capitato…N.D.MI PIACE facebook.jpg

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TROPPILIBRI (ovvero le confessioni di un lettore caotico) di Nepo Doppeltecultima modifica: 2012-12-03T17:03:22+00:00da coolmag
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