TROPPILIBRI (ovvero le confessioni di un lettore caotico) di Nepo Doppeltec

513sad6MN9L._SL500_AA240_.jpgFra i tanti libri che affollano gli scaffali di casa mia (e non solo gli scaffali: posseggo anche un solaio e scatoloni sotto i letti…) rischio una sindrome da soffocamento. Ho fatto diversi tentativi per dare ordine e classificazioni razionali; però, quando di razionalità ce n’è poca, i risultati sono sempre scarsi. Il guaio è che io ammucchio qualsiasi cosa che stimoli la mia irrefrenabile curiosità, ma riesco a fare davvero poco per curare la mia sconfinata ignoranza. Ogni mese tento un piccolo inventario dei nuovi intrusi: sempre molti di più di quelli che riesco a leggere.

Forse dovrei cominciare da una classificazione fondata sui rimasugli di buonsenso di un lettore insensato:

1- libri portati a casa (comprati, presi a prestito, trovati, rubati, etc)

2- libri maneggiati (sfogliati, esplorati, mordicchiati, annusati, buttati)

3- libri letti davvero in questo mese (con moderato piacere, con grande piacere o addirittura con orgasmo).

Boia d’un mondo editoriale! Sono davvero troppe le tentazioni, troppi i libri che vengono stampati, pubblicizzati, recensiti. E le vittime principali, credo, sono i lettori del mio tipo, più dotati di curiosità che di metodo. Per questo voglio inaugurare la rubrica “TROPPILIBRI ovvero confessioni di un lettore9780252062346.jpg caotico” che apparirà con scadenza imprevedibile su questo blog. E comincerò ricapitolando le mie ultime settimane di letture, ma con qualche perdonabile richiamo alle esperienze passate (non si vive solo di presente, bensì anche di passato e possibilmente di qualche prudente sbirciatina sul futuro prossimo. Farò – tanto per gradire – qualche premessa che possa rendere più chiari i rapporti con i miei 5 lettori (se Manzoni contava di averne 25, io l’ho già sparata grossa….). Innazitutto, pur permettendomi di tanto in tanto un classico (ce ne sono parecchi che rileggo volentieri, e molti di più che devo ancora affrontare…), sono un lettore piuttosto attaccato al suo tempo (per intenderci, dal Novecento ad oggi): non tenersi aggiornati sui giorni che viviamo è un po’ come non pagare le bollette della luce. E al buio non è facile leggere… Secondariamente, non riesco a restare a lungo sullo stesso interesse: dopo un romanzo mi vien voglia 31jJ1+BNwmL._SL500_AA240_.jpgdi un saggio, o di un volume di divulgazione scientifica, o di un poema. L’alternanza tra prosa e poesia poi è per me indispensabile, vitale come quella tra sistole e diastole. Certo, i volumetti di poesie si masticano più in fretta (il più delle volte non passano le 100 pagine); ma non è detto che siano di facile lettura. Per esempio, le mie ultime pause poetiche sono state molto diverse: qualche rilettura del mio conterraneo Giovanni Giudici (una piacevole vecchia conoscenza), Paul Valery (Il cimitero marino, profondo quanto ostico), Carl Sandburg ( Chicago, facile, enfatico, americanissimo ma non luminoso quanto Walt Whitman). Già prevedo uno storcersi di nasi: ma chi credi di essere, un gran intellettualone da convegni esclusivi? No, no, credetemi è solo bulimia cartacea, ma il mio QI (quoziente d’intelligenza) è meno che medio e conosco bene le frustrazioni del lettore che si smarrisce nella giungla delle difficoltà… L’importante è non perdere la voglia; insistere caparbiamente e, quando proprio non se ne può fare a meno, buttare via l’oggetto in esame. Ma questa piccole pause in versi si alternavano con volumi un po’ più corposi in prosa: l’unica lettura saggistica è stata La coscienza e il romanzo di David Lodge. A dire il vero sono diversi mesi che I-poeti-morti-non-scrivono-gialli-di-Bjorn-Larsson_main_image_object.jpglo studio con passione, ci rifletto sopra e prendo appunti, perché Lodge è un anziano scrittore inglese con molti romanzi dietro le spalle, che è stato affascinato (proprio come il sottoscritto) dai recenti progressi delle neuroscienze e ha lavorato a lungo sull’evoluzione del romanzo in rapporto ai concetti di cervello-mente-coscienza. Un rompicapo di grande fascino che avvicina il mondo della letteratura e quello della scienza, che troppo a lungo in passato si sono ignorati a vicenda. Chiudo con due thriller di classe: I poeti morti non scrivono gialli di Bjorn Larsson e Dove è sempre notte di John Banville). Ma prima devo confessare che odio la letteratura di genere e in 419FNoZM-3L._AA258_PIkin4,BottomRight,-45,22_AA280_SH20_OU29_.jpgparticolare i thriller che dominano le classifiche di vendita; ma non è il caso di questi due libri. Larsson non è affatto “quel Larsson”, cioè l’ignobile individuo che ha fatto i miliardi con Uomini che odiano le donne, anzi è il suo esatto opposto: scrittore raffinato, esperto di editoria, coltissimo e dotato di humour… Tanto che questa è la prima volta che scrive un romanzo di genere e lo fa quasi… per dispetto. Infatti il poeta, che viene assassinato subito nelle prime pagine, aveva accettato per biechi motivi economici di scrivere un giallo (rimasto incompleto) intitolato Uomini che odiano i ricchi… Divertente, non vi pare? Quanto a Banville, è un talentaccio irlandese che ha scritto di tutto: dai romanzi d’amore a quelli di argomento scientifico, (come lo splendido Le notti di Keplero). In questo libro, pubblicato qualche anno fa, ci prova con una classica detective story, dove il protagonista sembra uscito dal mondo del vecchio Marlowe e della letteratura hard boiled americana. Ma in lui forse si specchia con un certo narcisismo, lo stesso scrittore: infatti è un po’ avanti negli anni, ma ancora sexy, elegante quanto intelligente e (da buon irlandese) gran bevitore. Ce n’è abbastanza per sedurre mandrie di lettori e soprattutto di lettrici. N.D.MI PIACE facebook.jpg

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TROPPILIBRI (ovvero le confessioni di un lettore caotico) di Nepo Doppeltecultima modifica: 2012-11-03T17:16:00+00:00da coolmag
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